INTERVISTA A MARINA LENTI, IDEATRICE E CURATRICE DI POTTEROLOGIA


L’intervista che Potterologia propone questa settimana é un po’ speciale. Marina Lenti infatti non solo fa parte della squadra di autori dell’antologia col saggio La fonte della buona sorte: un’allegoria alchemica del senso della vita, ma è anche l’ideatrice e la curatrice dell’intera opera.

Senza di lei, dunque, Potterologia stessa non sarebbe nata; Marina ha avuto l’idea iniziale, ha trovato l’editore interessato a raccogliere la sfida e selezionato i dieci esperti potteriani italiani, senza dimenticare il suo ruolo di coordinatrice dell’intero progetto.

Chiara V. Segré

 

Non è la prima volta che ti cimenti in libri sull’argomento. Hai già pubblicato, come autrice, L’incantesimo Harry Potter (Delos Books) e Harry Potter a test (Alphatest). Da dove viene la passione e l’interesse per il fantasy in generale e in particolare per Harry Potter?

Quella per il fantasy – o meglio, per il fantastico, di cui il fantasy considero una branca – viene da molto lontano, perché fin da piccola ho amato fiabe e racconti fantastici. Crescendo, questa predilezione non è venuta meno, infatti difficilmente leggo mainstream, proprio perché riproduce situazioni di vita reale, che io trovo estremamente noiose. Se voglio leggere qualcosa di reale, punto piuttosto a una biografia, non certo a una storia che narra le vicende ‘reali’ di personaggi inventati. La trovo persino una contraddizione in termini…
Per quanto riguarda Harry Potter, mi venne indicato da una persona molto cara e quindi l’ho affrontato di buon grado. Debbo dire però che, se non fosse stato così, forse avrei mollato la Pietra Filosofale dopo una trentina di pagine: ora i potteriani mi lapideranno, ma ritengo che, fino a quando Harry si reca a Hogwarts, il libro sia scritto maluccio – si sente la mano della principiante e credo che proprio questo abbia determinato i rifiuti di molti editori – e che fino ad allora la vicenda abbia il sapore di certe novelline britanniche per bambinetti che personalmente detesto. Per fortuna poi la Rowling si è smarcata, sia come abilità narrativa che come costruzione della trama e delle ambientazioni (che ritengo ancora la cosa più superba di tutta la saga).

Dopo averne dunque apprezzato la lettura, nonostante l’esordio accidentato, mi è venuto spontaneo approfondire un po’ chi e che cosa ci fosse dietro a questi romanzi e quindi ho iniziato a scavare. È una cosa che faccio, per indole, con qualsiasi cosa mi appassioni. Sarà che condivido con Hermione Granger lo stesso segno zodiacale puntiglioso…:)

Poi è venuta l’occasione della Guida Supereva e quindi quella di FantasyMagazine, e da lì in poi scavare in Harry Potter è stato, “volente o nolente”, il mio pane quotidiano.E più scavavo e più trovavo cose da raccontare, sotto forma di articolo o di libro…

Com’è nata l’idea dell’antologia di saggi?

È nata di getto. Perciò è difficile identificare un momento preciso in cui ha iniziato a prendere forma. Ricordo solo che un giorno mi è venuto in mente che in Italia nessuno aveva scritto ancora un’antologia saggistica a più mani sull’argomento. Mi è parso un approccio stimolante e così ho chiesto a Sara Saorin di Camelopardus – senza impegno – se fosse interessata. Con Sara c’era già un rapporto di conoscenza e stima (che poi durante la lavorazione di Potterologia sono felice di dire che si è trasformato in vera e propria amicizia), in quanto eravamo venute in contatto per la prima volta nel 2007: è stato in occasione dell’uscita di Lucchetti babbani e Medaglioni magici, il saggio di Ilaria Katerinov edito appunto da Camelopardus che recensii per FantasyMagazine. E poi la conoscenza si è consolidata con la frequentazione del forum FIAE, cui anche Sara è iscritta.

Sara mi è sembrata l’editore più adatto per questo progetto e, fortunatamente, la sua adesione è stata subito entusiastica.

Come hai scelto Thedora Onlus in quanto beneficiaria delle royalties?

Non l’ho scelta io, io ho proposto solo agli autori di devolvere le royalty a un’associaizone che lavorasse per l’infanzia, in omaggio al fatto che Harry Potter è nato comunque come classico per ragazzi dai 9 ai 12 anni (così lo presentò la Rowling nella sua lettera di accompagnamento quando scrisse a colui che sarebbe diventato il suo agente) e al fatto che la sua autrice si sia prodigata moltissimo in attività benefiche per questo settore. Dunque mi è parso lo sbocco più naturale e omogeneo.
Ho proposto anche che non fosse un’associazione grossa e burocratica, bensì una di cui si potesse sapere dove finiscono davvero i soldi. E poi ho invitato tutti gli autori a proporre dei nomi, se ne avevano. È stata Luisa Vassallo, forte della sua esperienza di clown in corsia pediatrica, a farci conoscere Theodora. Dopodichè abbiamo democraticamente messo ai voti e siccome non c’erano obiezioni, ho contattato l’associazione spiegando sommariamente il progetto. In seguito mi sono recata di persona presso di loro per illustrarne anche i dettagli e, ovviamente, anche per “guardarci in faccia”’, come si suol dire.

Naturalmente Theodora è stata felice di essere la beneficiaria di questa iniziativa potteriana. A seguito di quella visita sono diventata, fra l’altro, l’orgogliosa proprietaria di un tondo e gommapiumoso nasone rosso, che un giorno o l’altro ho promesso all’editrice di immortalare in una foto..:) Indossato, ovviamente 8-)

Come hai scelto gli autori che l’hanno poi realizzata?

Ho contattato gli autori italiani che avevano pubblicato all’epoca un lavoro su Harry Potter e anche le persone col pallino della scrittura e che sapevo estimatrici e profonde conoscitrici dell’argomento, anche se non avevano pubblicazioni all’attivo. Alcuni hanno declinato per impegni pregressi o per mancanza di interesse verso il progetto, mentre quelli che hanno accettato sono lì nel libro, pronti a farsi leggere ;)

Tu sei sia autrice di uno dei saggi che curatrice del progetto. Quali sono state le maggiori difficoltà che hai incontrato come autrice e quali come curatrice?

Come autrice, maneggiare un argomento spinoso come l’alchimia senza scrivere svarioni. All’epoca mi ero già documentata in vista del saggio di cui alla vostra ultima domanda, La Metafisica di Harry Potter; tuttavia si tratta di un argomento complesso, di cui non si finisce mai di imparare. Inoltre, storicamente, è sempre stata materia per “iniziati”, con la conseguenza che la trasmissione di questo sapere ha sofferto della segretezza e della mancanza di nomenclature e procedimenti univoci. Il che rende ‘franoso’ il terreno su cui ci si muove.

Come curatrice, la maggior difficoltà è stata ottenere la cooperazione di alcuni autori nell’attività promozionale, che doveva essere un’attività chiave per la riuscita del progetto, forte anche della moltiplicazione dello stesso sforzo attraverso più autori. Non solo attraverso le presentazioni, ma anche attraverso la condivisione sui social media e attraverso la creazione di materiale per il blog.
Debbo dire di non esserci riuscita con tutti, purtroppo. Ma nonostante questo, ritengo che gli autori cooperanti abbiano fatto uno splendido lavoro e spero e credo che abbiano imparato parecchio in tema di promozione. Il che non guasterà quando si troveranno a divulgare futuri libri scritti unicamente da loro.

In che cosa si differenziano, o si assomigliano, i due ruoli?

Sono inaccostabili, due tipi di lavoro completamente diversi. E la loro dimensione è agli antipodi: la scrittura è un’attività solitaria, di cui rispondi eventualmente solo all’editor; la curatela è esattamente l’opposto, un lavoro corale che necessita la lubrificazione di tutti gli ‘autori-ingranaggi’ affinché “girino” come si deve all’interno di un disegno precostituito.

In quanto curatrice, ti sei dovuta relazionare con le diverse figure coinvolte nel progetto; gli autori (oltre a te, altri 10), l’editor e l’editore. Quali sono state le difficoltà, se ci sono state, nel gestire tutte queste relazioni?

Con l’editor, l’editore e la gran parte degli autori, assolutamente nessuna. Direi anzi di essere stata fortunata, perché tutti i summenzionati si sono fatti in quattro per soddisfare le mie richieste. Ed essendo io una pignolina, le richieste sono state molte, impegnative e spesso una gran rottura. Nonostante questo, nessuno mi ha mandata a quel paese :). Almeno non dichiaratamente. Non essendo una Legilimens, non posso garantire :) Oltre che frutto di gran pazienza, credo e ritengo sia stato anche indice di perfetta comprensione di ciò che si stava cercando di creare e di come si stesse cercando di far funzionare quello che si sarebbe creato.
Le uniche difficoltà, come ho detto, sono state con alcuni autori – fortunatamente pochissimi – che evidentemente non hanno compreso il ruolo promozionale e dai quali perciò non sono riuscita quindi a ottenere la benché minima cooperazione in questo senso. Vale a dire che c’è chi non ha nemmeno riscontrato le mie mail in proposito, neppure una volta, lasciandole semplicemente cadere nel vuoto come se riguardassero altri. Non lo ritengo un atteggiamento professionale.

Quale è stato il momento più gratificante?

Come sempre, stringere il libro fra le mani. È sempre un’emozione vedere che un’idea ha assunto forma tangibile con cui può andarsene in giro per il mondo e raggiungere altre persone. La soddisfazione per l’intento benefico è stata poi la classica ciliegina sulla torta.

Sotto quest’ultimo profilo, se avessi avuto i poteri della McGranitt, credo che, almeno il primo giorno, mi sarebbero spuntati, incontrollatamente, i bargigli da tacchino 8-)

Cosa hai imparato da questa esperienza?

Forse è una risposta scontata: a coordinare un libro corale, cosa che non avevo mai fatto prima. Avevo già provato a coordinare piccole redazioni per piccole pubblicazioni, ma mai un team di autori per un libro.

Se dovessi ripeterla, cosa rifaresti e cosa eviteresti di fare?

In realtà l’ho già ripetuta, perché un mese dopo Potterologia è uscito Code di Stampa, un progetto di narrativa con un parco autori più vasto, ma con lo stesso orientamento benefico, questa volta in campo animalista. In realtà questa idea era nata ancor prima di Potterologia, ma per via delle tematiche trattate è stato più difficile trovare un editore free disposto a investirvi e quindi la sua concretizzazione ha richiesto più tempo.

Quello che eviterei in futuro è lasciare dei paletti troppo larghi per gli elaborati, perché ho notato che se non si ha un editor in gamba come la nostra Livia, il rischio è che questi partano un po’ per la tangente. Inoltre renderei una conditio sine qua non l’impegno promozionale degli autori coinvolti. Almeno col minimissimo sindacale di una presentazione libraria e un paio di articoli per il blog. Gli autori devono rendersi conto che il lavoro non finisce con la consegna del proprio pezzo, non nell’era del web 2.0…

Nel 2012 uscirà per Camelozampa un tuo nuovo libro dedicato al mondo di Harry Potter: hai voglia di anticiparci qualcosa sull’argomento?

Mi rendo conto di poter sembrare monotona, sfornando tutti questi libri su Harry Potter e alcuni penseranno anche che stia tentando di ‘cavalcare l’onda’…

Alla prima obiezione rispondo dicendo che la serie ha una tale ricchezza da fornire spunti praticamente infiniti e uno di questi ero proprio quello metafisico, un argomento che non è mai stato trattato in Italia e che all’estero è stato trattato solo in qualche articolo ma mai, che io sappia, in un intero volume saggistico. Le suggestioni mi sono parse così numerose ed evidenti che era un peccato non rincorrerle per vedere cosa ne sarebbe uscito. La Rowling sembra aver pescato a piene mani nell’alchimia, nell’antropologia magica, nella spiritualità derivante da varie matrici culturali… Un fiume in piena, che, una volta di più ridicolizza coloro che si ostinano a bollare Harry Potter come una saga per bambini.

Non è stato facile scrivere di questi argomenti perché il lavoro ha richiesto parecchia ricerca e l’approfondimento di alcuni temi piuttosto complicati. Non a caso ho impiegato un totale di ben quattro anni a terminarlo. E anche se sono un’autrice normalmente molto lenta, e anche se in parallelo lavoravo a un altro progetto, si tratta di più del doppio della mia usuale velocità, la cui media è un anno e mezzo.

Ritengo però di essere riuscita a dire cose nuove sulla saga e dunque di aver apportato nuovo materiale critico agli studi italiani su Harry Potter e questa è la maggiore soddisfazione.

Alla seconda obiezione rispondo, come al solito, di fare quattro conti: anni di lavoro a fronte di una piccolissima percentuale di royalty calcolata sul prezzo di copertina e moltiplicata – quando va bene – per qualche migliaio di esemplari (questa è la tiratura di una piccola casa editrice che non può permettersi di apparire in tv, o di comprarsi pagine di quotidiani o di far inciampare la gente in pile dei propri libri nei negozi).

Quindi, nella migliore delle ipotesi, la redditività di un saggio su Harry Potter è quella di due o tre mobili Ikea e, dunque, se non ci fosse la passione per la scrittura e per l’argomento a spingere un autore, sarebbe assai più conveniente lasciar perdere. Si guadagna di più a fare gli straordinari col proprio lavoro quotidiano…

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Una Risposta

  1. Grande, grandissima Marina!

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