VERSO IL BINARIO 9 E 3/4


Una spiga di grano si può guardare in due modi: con lo sguardo ammirato di chi ne apprezza la forma, i dettagli, il colore, la lucentezza e la simmetria, oppure con occhi curiosi e creativi di chi davanti a quel bel pezzettino di realtà prova a spingersi oltre, ne coglie il segreto immaginando così la farina e, ancora oltre, il pane.
Ci si può stupire davanti ad ogni cosa: davanti a una cipolla vestita nel suo cartoccio ramato, davanti a un ostile carciofo, a un sasso sulla spiaggia e anche davanti a uno strato di muffa che istintivamente vien voglia di togliere via ma che una volta ispirò Alexander Fleming il quale, tornato dalle ferie, dopo aver visto i suoi vetrini lasciati in disordine e coperti da sostanze ammuffite, giunse a scoprire la penicillina.
Esercitando quella cosa bella che si chiama libertà si può stare in due modi diversi davanti ad ogni cosa: si può andare a destra o a sinistra, avanti o indietro, su o giù e così facendo e decidendo, ogni volta, si cambia il corso della storia e della vita …
Anche le cose più banali ci chiedono di scegliere, di spalancare gli occhi, di capire e di agire; anche davanti a un muro di mattoni apparentemente insignificante, ci si può vestire di ovvietà o di curiosità. Nel primo caso potremmo al massimo apprezzarne la struttura, la fattezza e la robustezza, mentre nel secondo potremmo provare ad attraversarlo e a scoprire un mondo oltre e altro che non immaginavamo neppure esistesse.
Per fare questo, prima di attraversare la parete di mattoni che conduce magari a un binario 9 ¾ di una qualche stazione misteriosa dalla quale si può partire per giungere ad esempio in una fantomatica scuola per maghi denominata Hogwards, bisogna abbattere una barriera molto più imponente di quella fatta dai mattoni, che spesso ci impedisce di guardare le cose nella loro interezza e parte di un “tutto”. Lo sanno bene i bambini che sono ancora liberi da ideologie e pregiudizi e che non hanno paura di dire che una sedia potrebbe anche essere un cavallo o una torre o un’astronave e che un bicchiere potrebbe essere anche il ditale di un gigante. E lo sanno tutti coloro che vengo no insigniti col titolo di scienziato per aver semplicemente osservato il mondo da un’altra angolatura per aver intravisto, tra le pieghe della realtà, qualcosa di nascosto ma di presente e vivo che nessuno aveva ancora scorto e nemmeno riusciva ad immaginare: le onde radio, la corrente elettrica, un antibiotico …
Camminare decisi verso un muro, spingendo un carrello pieno di valige, non è da pazzi ma, paradossalmente, è un atteggiamento sano e naturale: il rischio di prendere una bella zuccata dipende solo dal grado di ottusità che ci fascia il cuore e la mente o da quanto siamo disposti a scoprire, invece, che forse quel muro non è esattamente come lo pensiamo noi, ma che potrebbe nascondere un segreto inaspettato
Nei racconti di Harry Potter si parla di magia: si agitano bacchette magiche e si lanciano incantesimi di ogni tipo, si preparano pozioni e si nascondono profezie in sfere di cristallo, e l’uso di queste cose è molto naturale. La magia, ad Hogwarts, non è qualcosa di misticheggiante ma un’arte completamente e assolutamente normale nel senso più banale del termine al pari delle scienze idrauliche umane, di tutti quei meccanismi, circuiti elettrici, impianti termici o radiofonici che fanno parte del nostro mondo e che per noi sono normalissimi e famigliari.
Ma è ovvio che davanti a una scopa volante la nostra ragione si ribella perché nel nostro mondo non se ne fa esperienza e ci spinge a dire: è tutta fantasia non c’è niente di “vero”! Ed è proprio così, nel nostro mondo una scopa volante non è una cosa reale, come non è reale la magia, ma questo non vuol dire che non sia vera. C’è infatti un’eccezione che conferma la regola e che in qualche modo accomuna il nostro mondo a quello fantastico e cioè la presenza, in entrambi i luoghi, di una “magia più grande”[1] che opera e agisce discreta ma con efficacia dal tempo dei tempi.
Ne aveva già parlato un altro grande scrittore inglese, C.S. Lewis, il creatore della Cronache di Narnia, definendola “una magia di prima dell’alba del Tempo”, e l’abbiamo ritrovata ora nelle pagine dei romanzi di Harry Potter.
Lo stesso Voldemort, il grande e potente mago oscuro e nemico di Harry, è ad esempio consapevole del fatto che c’è qualcosa che va oltre i suoi poteri, evocato da Silente a protezione del ragazzo, che è legato in qualche modo alle sue radici, alla sua famiglia e al sacrificio della madre.[2]
Sia in Harry Potter che nelle Cronache di Narnia questa magia antica in un certo senso rappresenta il tessuto più profondo della realtà e si manifesta grazie all’amore che i personaggi riescono a far sbocciare senza che nessuno possa in nessun modo manipolarlo o vanificarlo. Lily Evans Potter si sacrifica per suo figlio Harry e il risultato è una protezione più forte del morso della morte stessa; Aslan, nelle Cronache di Narnia, si offre per pagare il prezzo del tradimento di Edmund e ciò che ne consegue è più grande di ciò che si poteva solo sperare grazie a questa “magia” più antica di ogni cosa e che ogni cosa ha generato.
Anche nel mondo che noi chiamiamo “reale” questa magia esiste e governa le cose. Spetta a noi trovarla e non dimenticarla quando la incontriamo.
La scoperta può essere improvvisa o graduale, evidente o misteriosa ma sarà comunque inevitabile e stupenda se terremo sempre gli occhi aperti!
Intanto non ci resta che ringraziare autori come Lewis, Tolkien, la Rowling e molti altri come Ende ma anche come Dante e Shakespeare che ci hanno ricordato che non dobbiamo aver paura della realtà anche quando ci appare strana e magari sotto forma di un muro di mattoni sopra il quale un cartello indica il Binario 9 ¾.

Luisa Vassallo

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