INTERVISTA AD AMNERIS DI CESARE, AUTRICE DEL SAGGIO ‘MAMMA O NON MAMMA’


Amneris, perché hai aderito al progetto?

Ho accettato di far parte del progetto Potterologia per due ragioni, principalmente: la prima perché scrivere di Harry Potter mi è sempre piaciuto, e da tempo avevo in animo di buttar giù qualche idea su aspetti particolari della saga. Avevo partecipato per anni ai forum della Guida di Harry Potter creati e gestiti da Marina Lenti e vi avevo già pubblicato alcune “previsioni” sul finale della saga quando il settimo libro non era ancora uscito. La cosa mi aveva appassionato moltissimo. La seconda ragione è lo scopo benefico dell’iniziativa. Far parte di un progetto che prevedeva anche il devolvere i profitti a un’associazione come la Theodora.it che si occupa di bambini ospedalizzati mi ha subito fatto dire sì, senza neppure fermarmi a pensare alle responsabilità mi prendevo accettando. E’ stata forse una delle cose che mi ha fatto stare meglio, quella di sapere di lavorare per il bene – seppur piccolo – di altri.

Quali sono state le maggiori difficoltà del saggio?

Avevo due temi che mi sarebbe particolarmente interessato trattare: il primo era appunto l’analisi dei vari caratteri e delle varie tipologie di madri descritte da J.K. Rowling, il secondo era quello sulla capacità che la saga ha avuto nel far avvicinare alla lettura sia adulti che ragazzi che invece di leggere non ne volevano proprio sapere. Erano due temi che mi intrigavano molto, ma il “materno” che c’è in me ha parlato a voce più alta e la scelta è stata quasi immediata. La difficoltà si è presentata immediatamente dopo: il tema era vastissimo e per ogni singola madre avrei potuto scrivere pagine su pagine, e questo sia per quelle più ampiamente tratteggiate dall’autrice, come Lily Potter o Merope Gaunt, sia per quelle cosiddette “minori” che apparivano appena, magari soltanto in una fotografia sbiadita dal tempo. Avevo solo 20.000 battute a disposizione e così tanto da scrivere! Ho dovuto fare delle scelte, tagliare molto (tanto è vero che poi, le “madri minori” sono diventate un secondo saggio pubblicato in .pdf sul blog a gennaio) e cambiare impostazione del saggio quasi integralmente. Un’altra difficoltà è stata lo scegliere il registro con cui scrivere il saggio stesso. Un po’ mi intimoriva il fatto di non essere una saggista, io scrivo essenzialmente narrativa; temevo di redigere il classico “temino delle scuole medie” e nonostante fossi orientata a un pubblico giovane e volessi mantenere uno stile semplice e comprensibile, che non contenesse termini troppo tecnici, avevo comunque il timore di non risultare abbastanza autorevole nelle mie dissertazioni.

Avevo poi in mente di strutturare il pezzo come se fosse una sorta di “duello” tra madri: da una parte le madri che avevano vinto la loro sfida nella maternità e dall’altra quelle che invece quella battaglia l’avevano persa, partendo da quello che secondo me è il momento più forte di tutta la saga, e cioè la vittoria di Molly su Bellatrix. Ho dovuto in corso di scrittura e di revisione, ridimensionare il mio spirito “creativo” e “narrativo” ma all’apertura su Molly e al gran finale con la “chiusura del cerchio” sempre su Molly e Bellatrix non ho voluto rinunciare. Spero di aver fatto la cosa giusta.

Quali sono state le maggiori difficoltà del lavorare in team?

Non ho avuto difficoltà alcuna a lavorare in team. Conoscevo Marina e Sara Saorin, l’editore, da tempo e  Livia Rocchi è la mia editor di elezione. Aveva infatti già editato per me il mio romanzo “Nient’altro che amare” che uscirà per Centoautori Edizioni alla fine di aprile – inizio di maggio e con lei c’è un rapporto di stima, dei suoi suggerimenti e delle sue critiche mi fido ciecamente. Abbiamo avuto qualche confronto su Skype nei quali abbiamo anche discusso per alcuni punti che non  condividevo, ma anche in questo caso i suoi suggerimenti e le sue correzioni sono state  “vincenti”. Oltre tutto, Livia è un’esperta incredibile della saga di Harry Potter, e alcune sue “dritte” mi sono state rivelatrici! Non ho conosciuto personalmente tutti gli altri autori degli altri saggi – tranne Chiara Codecà che ho incontrato alla presentazione di Bologna il 15 ottobre scorso, e Chiara Segrè, che conosco dal forum della Guida di Harry Potter e perché partecipa attivamente al mio forum per scrittori emergenti, il FIAE – ma attraverso una mailing list magistralmente gestita da Marina, ho potuto comunicare con loro, spesso anche scherzare e confrontarmi con la maggior parte di essi in perfetta armonia e collaborazione. Un’esperienza, questa di Potterologia positivissima sotto tutti i punti di vista!

Quali sono stati i maggiori pregi del lavorare in team?

Sicuramente il fatto di non sentirmi “sola” in questa impresa. Sarebbe stato molto più duro affrontare questa cosa da singolo autore. Come ho già detto, io scrivo narrativa. La creazione di una storia e di un personaggio mi risultano molto più facili: sono io che costruisco una storia, che plasmo il carattere di un personaggio, che spingo affinché un evento abbia un certo corso piuttosto che un altro (anche se i personaggi sono dei gran testardi, e spesso sono loro a impormi un episodio e l’evolversi dello stesso nel modo che mi indicano!) mentre scrivere su qualcosa che è già stato così magistralmente inventato da un altro mi intimidiva e mi intimidisce tutt’ora. Sapere di far parte di un team mi ha rincuorato e fatto dare il meglio di me.

Qual è stato il momento più gratificante?

Ho conosciuto Harry Potter grazie alla pediatra di mio figlio. E’ una mia carissima amica e una persona che io stimo moltissimo, a cui sono legata da affetto sincero e profondo. Alla fine degli anni ’90, mi parlò distrattamente di una scrittrice che in Inghilterra stava vendendo milioni
di libri grazie a un bambino mago che aveva creato. Ho letto quei libri grazie al suo accenno, e Harry Potter è entrato prepotente nella mia vita. A Natale mi chiama suo marito, chiedendomi se potevo scrivere una dedica su due copie di Potterologia che aveva acquistato per regalarle a due nipoti appassionate della saga di Harry Potter.
“Sai, mi hanno chiesto: ma conosci la scrittrice del saggio sulle madri? Nooooo! Voglio un suo autografo!” era stata la reazione di entrambe le ragazzine. Che dire? Tutte le mie paure e perplessità sul mio saggio sono cadute all’istante. Ho avuto molti riscontri da parte di ragazzi che avevano letto i saggi ed erano stati catturati dal mio. E’ una cosa che mi fa molto piacere, sapere di esser riuscita ad arrivare a un pubblico giovane di lettori.

Cosa hai imparato da quest’esperienza Attraverso Marina Lenti e Sara Saorin ho avuto modo di imparare tantissimo, specialmente per quello che riguarda tutto il lavoro che c’è dietro un libro. Acquistiamo una copia in libreria, generalmente perché attratti dalla copertina o dall’accenno di storia in quarta di copertina, ma non ci immaginiamo neppure lontanamente del lavoro che c’è dietro quel rettangolo spesso di carta stampata. E’ stato molto istruttivo ed esaltante.

La rifaresti? 

Senza dubbio, al volo!

Perché?

Perché, come ho già detto, far parte di un progetto a scopo benefico mi ha emozionato e mi ha  fatto sentire utile. E poi perché stimo moltissimo – e non solo a causa di un’empatia affettiva nei loro confronti – professionalmente e umanamente sia Marina che Sara che Livia. Con loro si lavora bene. E non solo perché sono simpatiche, ma soprattutto perché sono professionali ed efficienti al massimo.

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2 Risposte

  1. Reblogged this on Scarabocchi and commented:
    Un’altra intervista alla sottoscritta… sull’esperienza Potterologia.

  2. […] SU POTTEROLOGIA: Posted: 2 aprile 2012 by aquanive in scrivere Etichette: POTTEROLOGIA 0 INTERVISTA AD AMNERIS DI CESARE, AUTRICE DEL SAGGIO ‘MAMMA O NON MAMMA’ Amneris, perché hai aderito al […]

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