INTERVISTA A LIVIA ROCCHI, EDITOR DI ‘POTTEROLOGIA’


Perché hai aderito al progetto?
Perché sono una Potterdipendente e non ho nessuna intenzione di disintossicarmi. Ho letto e riletto i romanzi, ho gironzolato per siti e librerie cercando tutto quello che c’era da sapere sull’opera. Ma non avrei mai immaginato di poter partecipare a un progetto editoriale (e che progetto!) sul mondo creato da J.K. Rowling. A volte però, i sogni si avverano anche se non li fai. In più la proposta è arrivata da Sara Saorin, editrice che conosco di persona e stimo tantissimo. Curatrice del progetto: Marina Lenti, una garanzia sia per la competenza, sia per le capacità organizzative. Oltre a Marina, conoscevo già Amneris Di Cesare e Chiara Valentina Segré per l’esperienza nel FIAE… Avrei dovuto essere sotto l’effetto di uno  Stupeficium o della Maledizione Imperium per dire di no.

Quali sono state le maggiori difficoltà nell’editare l’antologia?
Forse il fatto di aver sottovalutato, inizialmente, l’impegno e la quantità di tempo che avrei dovuto
dedicare a questo lavoro. Mi sono detta: “Sono tutti professionisti, esperti, cosa mai potrò fare io? Mettere due virgole?”. Invece il refuso, come minimo, scappa anche ai migliori. Ogni teoria può essere messa in discussione o spiegata meglio. I fan di Harry Potter poi, sono un pubblico attentissimo e molto esigente. La stessa J.K. Rowling è stata “beccata”, criticata e contestata, a volte con cognizione di causa, a volte con una mitragliata di… caccabombe. Quindi nessuno è al sicuro e due occhi in più servono sempre.

Inoltre, dopo aver letto, corretto e sistemato i vari saggi, Sara Saorin e io abbiamo avuto l’impressione che il lavoro non fosse ancora finito. Le ho proposto di inserire dei brevi testi di raccordo tra i vari lavori, invece che sbattere lì una sequenza di saggi su vari argomenti. È andata a finire che quei testi li ho scritti io. Li ho progettati come un piccolo viaggio a Hogwarts per creare un percorso che riportasse il lettore nella magia della saga. Ovviamente non ho le capacità della Rowling, quindi li ho sfruttati per inserire qualche curiosità che non si trovasse già nei saggi. Spero sia servito ad affascinare qualche lettore, o che almeno non abbia disturbato troppo chi voleva un prodotto solo “tecnico”. Come minimo è una prova dell’impegno che ci abbiamo messo per creare un’opera coinvolgente, interessante e diversa da ciò che era già sul mercato.

Quali sono state le maggiori difficoltà del lavorare con più autori contemporaneamente?
Le stesse di ogni editing moltiplicate per dieci.
Bisogna cercare di essere pignoli al limite del maniacale, perché se scappa un errore, una volta che il libro è andato in pasto ai lettori non si può più correggere. Adesso, con internet, è facile beccarsi sonore lavate di capo in mondovisione. In un’opera a più mani, sono schiaffi per tutti: autori ed editore soprattutto. L’editor è il più “nascosto”, ma anche il più responsabile. Se qualcuno prende una sberla per causa mia, sinceramente, mi rode. Tantissimo. Però è difficile mettere le mani sul lavoro degli altri, anche se è il tuo compito. Sono anche autrice, quindi lo so benissimo: è come se un estraneo ti insegnasse a educare i tuoi figli. Ci si arrabbia, ci si deprime. Quindi ci vuole diplomazia, o sensibilità, forse. A volte bisogna saper fare marcia indietro per non essere invadente. A volte serve una pazienza infinita per far capire che non stai criticando, stai solo osservando un lavoro con gli stessi occhi che avrà il lettore, mentre l’autore lo guarda da mamma. Magari è un ottimo genitore, ma se c’è una scarpetta slacciata devi farglielo notare prima che ci siano cadute e nasi rotti.
In più, in tutti i lavori di gruppo c’è chi macina chilometri correndo come un matto su e giù per il campo… e chi si accomoda negli spogliatoi o va a giocare un’altra partita prima del fischio finale scaricando sul resto della squadra la fatica di correre anche per lui. Capita sempre. Ma dà sempre
fastidio, anche se alla fine si vince il campionato.

Quali sono stati i maggiori pregi del lavorare con più autori contemporaneamente?
È stato molto istruttivo poter osservare le diverse reazioni allo stesso tipo di editing. Vedi autori che
si chiudono a riccio, altri che imparano a conoscerti, digeriscono il primo impatto con i commenti, le correzioni e le richieste che hai inserito nel loro testo, poi si mettono sotto, ti chiamano, si confrontano. Credono nel loro lavoro, ma hanno anche l’umiltà di metterlo in discussione, se è il caso, e la voglia di migliorarlo. Per ognuno di loro serve un approccio diverso, una sfida davvero difficile, ma sono quelle che vale davvero la pena affrontare. Quelle che insegnano tanto.

Qual è stato il momento più gratificante?
Ce ne sono stati tanti. Riuscire a “conquistare” un’autrice che all’inizio aveva preso male certe richieste. Imparare a reagire con l’umorismo invece che inviperirsi di fronte a una “chiusura”.
E poi una tua idea che li aiuta… è semplicemente stupendo. Alcuni di loro stanno raccogliendo i frutti dell’impegno che hanno messo nel saggio (e non solo in quello, ovviamente). Ricevono nuovi incarichi, fanno nuovi progetti, mi scrivono chiedendo qualche dritta e si ricomincia a scambiare idee, pareri… in qualsiasi altro lavoro direi: “Basta, adesso mollami, è FI NI TA!”. Qui invece incrocio le dita e penso: “Che bello! Ancora, ancora ancora!”. Ormai non è più una collaborazione, è stima e amicizia.

Cosa hai imparato da quest’esperienza?
Mentre editavo Potterologia, lavoravo come autrice a un’altra opera, quindi ero contemporaneamente “dall’altra parte della barricata”. Brutto parlare di barricate, sembra un guerra e non lo è. Però, dà l’idea della schizofrenia di prendere due impegni tanto diversi contemporaneamente. Insomma: gli editing meticolosissimi che facevo a loro, li ricevevo anch’io. La prima reazione era quella descritta sopra: un nervoso galattico!
Però essere autore, e allo stesso tempo vedere uno scrittore con gli occhi dell’editor è stata un’esperienza impagabile. Ho capito che quando ti rispediscono un testo con un cimitero di commenti devi darti il tempo di digerire la prima reazione negativa, ma poi devi metterti sotto.
Non esistono scuse “Sì, ma è troppo complicato, sì ma non ho tempo”. Anche l’editor non ha tempo da perdere, esattamente come non ne hai tu, autore. Quindi se ti segnala qualcosa che non va, probabilmente è perché non va. Fai una ben magra figura se inizi a brontolare, contestare, aggrapparti con le unghie e con i denti alle tue sacre parole o ad “altri impegni”. Insomma: ho imparato a fare l’editor con più delicatezza ma maggior determinazione (spero!), e l’autrice con più consapevolezza, disponibilità a mettermi in discussione, ad accettare le “critiche” e i suggerimenti (spero!) senza perdere tempo in contestazioni fatte più per orgoglio che per necessità (spero!).

La rifaresti? Perché?
Certo! È stata un’esperienza fantastica: mi sono entusiasmata, divertita e arrabbiata come una bambina alle giostre, ma ho imparato come se fossi stata a scuola. Cosa posso volere di più, se non un altro giro?!

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4 Risposte

  1. smuack!

  2. Reblogged this on Scarabocchi.

  3. Ho ricevuto Potterologia in regalo da una mia cara amica e l’ho letto tutto d’un fiato durante un volo aereo Milano-San Francisco, dove attualmente vivo.

    Mi è piaciuto moltissimo e l’ho trovato nel suo complesso estremamente interessante. In particolare ho apprezzato I saggi di Chiara Codecà sulle illustrazioni dei libri e dei film -e su come questi si sono influenzati a vicenda- e quello di Ilaria Katerinov sul ruolo importantissimo del traduttore e editor (vivendo all’estero e leggendo spesso libri tradotti mi domando infatti quanto di un libro vada perduto in una traduzione!). In generale mi affascina apprendere il processo attraverso cui Harry Potter è diventato Harry Potter.

    Ma il saggio che ho apprezzato di più in assoluto e che ho trovato interessantissimo è quello di Chiara Valentina Segré sul mondo animale. Mi ha affascinato l’analogia tra la vita di Scamandro e Darwin, e la questione dello status morale da attribuire agli animali. Per una come me che si occupa di bioetica è stato illuminante!
    E poi mi ha colpito l’analisi sottile della figura di Hagrid e del suo rapporto con la sperimentazione animale, giudizio che la Rowling lascia in sospeso…e che a me era sfuggito. Infine, il comportamento dell’uomo verso gli animali che viene analizzato attraverso le coppie Harry/Draco e Harry/Voldemort é una questione di estrema importanza e attualità.
    E chi aveva mai pensato che il Boccino d’oro agli inizi fosse un Bolcino? Scoperta fantastica anche quella!

    Farò sicuramente pubblicità al libro quando tornerò in Italia. Promised! 🙂

    • Grazie Silvia, speriamo che piaccia anche ai tuoi amici allora! 😉

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