INTERVISTA A CHIARA V. SEGRE’, AUTRICE DI ‘NON SVEGLIATE IL DRAGO CHE DORME’


Perché hai aderito al progetto?

Sono sempre stata una fan sfegatata delle avventure di Harry Potter. Il mio incontro con Harry avvenne nel lontano aprile del 2000, quando ancora non era uscito nemmeno il primo film e in Italia era ancora unlibro tra mille altri.
Harry ha portato la magia in un momento della mia vita molto delicato.Mi trovavo in ospedale da parecchi giorni a causa di un complesso intervento al femore, che nei 5 mesi successivi mi avrebbe costrettoprima a letto, poi in sedia a rotelle e infine in stampelle. Certo, a guardare ora con gli occhi dei 30 anni sembra una bazzeccola, a confronto di tantealtre malattie ben più gravi che non hanno speranza di guarigione, ma a 17 anni si tende ad avere una visione molto più ristretta ed egocentrica.
La prospettiva di perdere 5 mesi di vita “normale” mi aveva decisamente buttato giù di morale.
Un pomeriggio, due compagne di classe mi fecero visita e mi regalarono due libri; uno era Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban, dell’altro non ricordo nemmeno più il titolo. Il mio primo pensiero, mentre guardavo Harry e Hermione a cavallo di Fierobecco, fu qualcosa del tipo “Bah, questo mi sembra un libro per bambini” e lo accantonai. Qualche giorno dopo, avendo esaurito tutte le altre letture e non avendo null’altro da fare, bloccata a letto e consumata dalla noia, mi decisi ad aprire la prima pagina di Harry Potter. Di colpo, non ero più in una stanza di ospedale, ma tra i corridoi misteriosi di Hogwarts o in volo sulla Foresta Proibita a dorso d’Ippogrifo. Da quel momento il mondo di Harry non mi ha mai più
abbandonato. Ho atteso con ansia l’uscita del 5°, 6° e 7° libro, in coda in libreria allo scadere della mezzanotte. Inoltre, essendo appassionata da sempre di lettura e scrittura, ero particolarmente affascinata dall’abilità di J.K Rowling di modellare un mondo verosimile e dettagliato, ma allo stesso tempo originale e magico, nonché ammirata per la meticolosità con cui aveva costruito trama e personaggi.

Negli anni successivi partecipai con entusiasmo e assiduità a discussioni e speculazioni sui forum on line. Scrissi addirittura, per gioco e per passione, dei “Fantapotter”, ovvero un insieme di teorie per spiegare
la risoluzione dei misteri ancora insoluti alla fine del sesto volume. Une delle prime comunità web in cui capitai fu il forum collegato alla Guida Harry Potter del portale Supereva, gestito da Marina Lenti. Era
frequentato da un numero ristretto ma affiatato di appassionati, e insieme formammo una vera famiglia virtuale, alla quale presto si aggiunse anche un’altra futura autrice di Potterologia, Amneris di Cesare. Nacque una bella amicizia fra noi: condividevamo, oltre alla passione per Harry Potter, anche quella per la scrittura e la letteratura in generale. Mai, a quell’epoca, avrei pensato che un giorno, da appassionata “spettatrice” del fenomeno Harry Potter, sarei stata chiamata a diventare “parte attiva”, a poter scrivere su un argomento che mi appassionava tanto. Era un sogno, e quando, nel marzo 2011, lessi la mail della curatrice Marina Lenti che mi proponeva di fare parte della squadra di Potterologia, non ho potuto esitare un istante a trasformarlo realtà.

Quali sono state le maggiori difficoltà del saggio?

Sicuramente la scelta del tema. Avevo aderito al progetto sull’onda dell’entusiasmo, ma non avevo la minima idea di che cosa avrei scritto. Infatti, subito dopo aver premuto il tasto invio della mail in cui comunicavo a Marina Lenti che accettavo con gioia di fare parte della squadra di autori, cominciò il panico vero e proprio. Che cos’ho io di originale e interessante da raccontare sul mondo di Harry Potter? – mi chiedevo. Gi altri autori e autrici avevano quasi tutti alla spalle una o più pubblicazioni saggistiche sull’argomento Harry Potter, o sul fantasy in generale, nonchè una solida formazione professionale che consentiva loro di affrontare una delle molteplici sfaccettature dell’universo potteriano con competenza.

Mi trovavo infatti a dividere la scena con una psicologa affermata che avrebbe affrontato il rapporto tra la Luce e l’Ombra nei protagonisti (Rita Ricci), con una traduttrice professionista che argomentava le problematiche di traduzione dall’inglese (Ilaria Katerinov), per finire con la stessa curatrice Marina Lenti, già autrice di saggi in materia, che avrebbe affrontato il complesso e affascinante argomento delle influenze alchemiche nella saga. Insomma, una grande ansia da prestazione… Io, biologa al lavoro in laboratorio, un mondo apparentemente lontanissimo dai libri, figuriamoci poi quelli di stampo fantastico, che ci facevo in mezzo a cotanti autori?

L’unica cosa che mi confortò nei primi momenti fu il confronto con l’amica Amneris di Cesare (che approfitto per ringraziare di cuore per il sostegno reciproco), autrice in Potterologia del bellissimo pezzo sulle figure materne della saga, anche lei come me alla prima (e riuscitissima) esperienza nel mondo della saggistica: condividevamo entrambe l’ansia da prestazione e la paura di deludere la curatrice e l’editrice che ci avevano dato tanta fiducia, e per me è stato importante sapere di non essere l’unica “in crisi”. Come si dice, mal comune mezzo gaudio.

Infine fu proprio Marina a suggerirmi l’idea vincente, con un semplice ma fondamentale consiglio, che ora darei a ogni altro aspirante saggista: “Scrivi di qualcosa che conosci bene”. Io ero una biologa – continuò Marina – perché non scrivevo qualcosa sul mondo degli animali nella saga? Fu un’illuminazione, come avevo fatto a non pensarci prima? Finalmente avevo un argomento che ben padroneggiavo… Da quel momento in poi, scrivere e reperire materiale non è stato difficile. Del resto, la stessa J.K. Rowling mi ha fornito un’ottima base da cui partire col libretto corollario Animali fantastici – dove trovarli, e il resto l’ho attinto dai miei studi universitari e dalle conoscenza acquisite nel corso degli anni di lavoro.

Quali sono state le maggiori difficoltà del lavorare in team?

Devo dire che, dal mio punto di vista, non ce ne sono state di insormontabili. Durante la stesura del mio pezzo, mi sono relazionata soprattutto con Marina Lenti, l’editor Livia Rocchi e l’editrice Sara Saorin, tutte e tre persone di una serietà e professionalità encomiabili, sempre pronte a rispondere a ogni mio dubbio in poco tempo e aiutandomi con preziosi consigli di editing e struttura del testo.

Anche durante la fase promozionale, sia sul blog che nell’organizzare e partecipare a presentazioni, c’è stata una gran collaborazione da parte di quasi tutti gli autori. Certo, come spesso accade quando si lavora in gruppo, è capitato anche nel nostro team di autori che qualcuno contribuisse molto poco, o in un caso per nulla, alla promozione del libro, lasciando ad altri questo compito, sicuramente gratificante ma di certo impegnativo in termini di investimento di tempo ed energie. Questo è stata forse il punto più critico, la mancanza di unità totale da parte di tutti i membri di questo progetto editoriale.

Quali sono stati i maggiori pregi del lavorare in team?

Potterologia nasce come progetto corale, e in esso risiede la sua anima e la sua forza. Lavorare in squadra pone maggiori sfide rispetto a lavorare singolarmente, ma in questo modo s’impara moltissimo confrontando stili e approcci diversi e ascoltando i giudizi critici di un occhio esterno sul proprio lavoro, che non può che aiutare a limare e perfezionare le parti del proprio testo che scorrono meno o sono troppo criptici.

Qual è stato il momento più gratificante?

Difficile indicarne uno solo. Sicuramente il momento in cui ho letto la prima mail di Marina dove mi proponeva di entrare a far parte del progetto. Ovviamente anche la prima volta che ho tenuto fra mani e sfogliato il libro in carta e inchiostro, in occasione della presentazione di Potterologia a Milano, presso la libreria Gogool.

Tutte le presentazioni sono state speciali: a Bologna, S.Albano Stura e ancora a Milano (Mondadori Multicenter Marghera), per averle condivise con molti degli altri autori, che sono anche cari amici. Ma soprattutto, ricordo tra tutti il giorno della presentazione di Potterologia al PotteRaduno Nazionale dello scorso febbraio a Novegro, insieme a Marina Lenti e Paolo Gulisano, davanti a un numeroso pubblico di veri “hard-core” potteriani. Alla fine della presentazione, un paio di ragazzi si sono avvicinati e uno di loro mi ha detto: “Mi hai illuminato quando hai parlato della quotidianità di Harry Potter e del mondo descritto nei libri, perchè è proprio quello che penso anche io”. Quel commento mi ha scaldato il cuore e mi ha gratificato come scrittrice, perché per me rappresenta la vera essenza dei libri e spiega come Harry Potter abbia incantato milioni di persone di tutte le età, e sono lieta di essere riuscita a comunicare anche io qualcosa analizzando anche solo un frammento del poliedrico universo di J.K. Rowling.

Cosa hai imparato da quest’esperienza?

E’ stata una vera e propria “scuola di vita”, soprattutto dal punto di vista editoriale, ma anche dal punto di vista umano. Occupandomi come scrittrice di narrativa per l’infanzia, con Potterologia ho avuto occasione di approcciarmi con un tipo di testo con cui non ho molta familiarità, il saggio. Il contatto continuo e diretto con editor, curatrice ed editrice inoltre mi ha insegnato molto dell’intero processo editoriale, non solo quello che concerne la “mera” scrittura.

Infine, io e alcuni degli altri autori abbiamo anche collaborato attivamente nella fase promozionale, fondamentale per far arrivare il libro al lettore, imparando i rudimenti della promozione e del  marketing. Senza contare che, come accennavo anche sopra, il fatto di doversi rapportare con un team di colleghi, con caratteri e stili diversi, è stata una sfida e uno stimolo di arricchimento personale non indifferente. E’ stata quindi un’occasione di crescita professionale che raramente capita a un autore, e mi sento molto maturata grazie a questa esperienza.

La rifaresti? Perché?

La rifarei mille volte e più (sul perchè, credo che si sia capito molto bene dalle mie risposte nel corso dell’intervista). Anzi, a quando il prossimo progetto? Io sono qui, con la piuma sfoderata e un rotolo di pergamena immacolato. Harry Potter ha ancora tanto da raccontare.

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