INTERVISTA A LUISA VASSALLO, AUTRICE DI ‘EUTRAPELIA O LA MAGIA DEL BUONUMORE, UN VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELL’UMORISMO IN HARRY POTTER’


Perché hai aderito al progetto?

Difficilmente, quando leggo un libro, mi capita di rileggerlo. E’ successo pochissime volte e, quelle più significative, le conto sulla punta delle dita di una mano: “Il Signore degli Anelli” di JRR Tolkien, “La storia infinita” di M. Ende, “Il piccolo principe” di A. de Saint Exupery, “Le avventure di un uomo vivo” di G.K. Chesterton ed “Harry Potter” di JK Rowling.
Partecipare a un progetto di questo tipo mi ha stimolata e ingolosita anche perché significava riprendere in mano, appunto, uno dei miei libri preferiti e, al tempo stesso, trovarmi coinvolta in un caleidoscopio di punti di vista, di riflessioni, di considerazioni che pochi libri, in effetti, meritano.

Quali sono state le maggiori difficoltà del saggio?

La scelta del tema, visto anche lo scopo al quale il progetto è associato, è stata quasi istantanea.
Ma volevo “riscattare” Harry da quell’aura di horror che gli è stata appioppata da molti critici, ma che non mi pare possa rappresentare l’unico taglio riferibile alla saga: in Harry Potter c’è molto di più: c’è l’amicizia, la speranza, l’amore, il coraggio e anche l’allegria, la leggerezza, il gioco … Volevo proprio che fosse detto da qualche parte!
E tutto questo, a guardar bene, c’è anche dietro i “nasi rossi” che, con Potterologia, cerchiamo di aiutare. Andare in ospedale, trovarsi di fronte a bambini che lottano con la morte, e cercare di sostenere la speranza e la gioia di questi piccoli attraverso un po’ di compagnia, di tenerezza e di leggerezza, non è molto distante da quanto la Rowling ci suggerisce attraverso le avventure di Harry.

Quali sono state le maggiori difficoltà del lavorare in team?

Nessuna, anzi è stato divertente. A parte i miei limiti informatici, è stata una bella esperienza.

Quali sono stati i maggiori pregi del lavorare in team?

Anche se ognuno di noi ha espresso le sue personalissime riflessioni e ha lavorato individualmente, procedere in team ci ha “costretti” a un confronto, a un dialogo costruttivo e sempre interessante che di mano in mano è diventato in un certo senso il punto di forza del lavoro collettivo.
Penso che alla fine ci siamo sentiti un po’ una “compagnia” come quella tra Harry, Ron, Hermione e gli altri ragazzi di Hogwarts: ognuno con la sua singolarità e la sua diversità ha contribuito a esprimere un valore e ha donato energia al gruppo.

Qual è stato il momento più gratificante?

Vedere per caso una copia del libro sul comodino di un bambino ricoverato in un reparto pediatrico…

Cosa hai imparato da quest’esperienza?

Hai detto bene: “esperienza”. Ci sono delle cose nella vita che ci scivolano sopra, che perdiamo, che non valutiamo con serietà. Ce ne sono altre, invece, che, per fortuna, incontrano con più facilità la nostra curiosità e ci mettono in movimento.
Nell’etimologia della parola esperienza c’è dentro, infatti, anche il senso di un “muovere dentro” e così è stato con Potterologia che ha impegnato la mia voglia di capire meglio ciò che avevo davanti, che ha messo in moto la fantasia, la voglia di incontrare gli altri, di realizzare una bella opera e una missione piccola ma importante.

La rifaresti? Perché?

Sì… Perchè sono golosa di cose belle!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: