AND THE WINNER IS…


Eccoci qua, sembra ieri che annunciavamo l’apertura delle sumbission per trovare l’undicesimo saggio per la nuova edizione di Potterologia prevista per maggio, ed è già tempo di annunciare il risultato…

Dobbiamo dire che le adesioni, purtroppo, sono state scarse: solo una mezza dozzina e questo ci ha stupiti non poco. Con tutti gli aspiranti autori e tutti i fan della saga che ci sono là fuori, ci aspettavamo una risposta molto più massiccia.

Ringraziamo comunque tutti gli autori che hanno partecipato.

Fra gli elaborati pervenuti, il lavoro più convincente è stato quello di Chiara Podano, intitolato Da Camden Town al Binario 9 e 3/4. Si tratta di un lavoro che mette a confronto il personaggio di Harry Potter con il personaggio dickensiano di Oliver Twist.

Chiara è laureata in Editoria multimediale e nuove professioni dell’informazione collabora come redattrice con Il Macaone, sito d’informazione per ragazzi e il portale di spettacolo e cultura Mauxa.

Svolge attività di comunicazione e ufficio stampa per MaMi – Mamme a Milano e per il flashmob dedicato alla letteratura per l’infanzia, Flashbook – Letture a ciel sereno.

È appassionata di cinema e libri per ragazzi e adora l’universo fantastico molto più della realtà tanto che vi si rifugia tutte le volte che può attraverso la mente, la scrittura e la lettura.

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POTTEROLOGIA VA IN RISTAMPA E TU PUOI DIVENTARE UN SUO SAGGISTA!


Copertina del volume

Copertina del volume

A primavera 2015 Potterologia verrà ristampato, a grande richiesta.
Ma siccome Camelozampa vuole rendere irripetibile ogni suo volume, tale ristampa avrà anzitutto una nuova copertina e prevede un aggiornamento del saggio di Chiara Valentina Segré dedicato agli Animali Fantastici, anche in vista del nuovo film su Newt Scamandro, il famoso magizoologo del mondo potteriano.

Inoltre, a partire dal 1 ottobre, fino al 31 gennaio, Camelozampa aprirà a tutti la possibilità di sottoporre un nuovo saggio breve, che verrà incluso nella ristampa.

E’ dunque un’occasione irripetibile non solo per esordire, ma per farlo accanto alla serie di accreditati esperti che già fanno parte dell’antologia.
Il saggio trionfatore sarà annunciato il 14 febbraio, una ricorrenza molto amata dal professor Allock, che in questo modo vogliamo simpaticamente omaggiare.
Queste le regole per partecipare:
  • – il lavoro dovrà essere indicativamente di 10.000 battute;
  • – dovrà essere inedito su carta e su ebook; qualora fosse stato pubblicato sul web, dovrà essere rimosso in caso risulti il prescelto;
  • – l’autore dovrà essere disposto a devolvere tutti i proventi del diritto d’autore a Theodora; ricordiamo infatti che Potterologia nasce come antologia di beneficenza e che tutti i suoi autori hanno già devoluto i propri proventi, e continueranno a farlo anche per questa ristampa, a questa associazione che si occupa dell’infanzia (per maggiori informazioni, visitate questa pagina.
  • – il tema è libero, ma non dovrà riguardare quelli già trattati in precedenza nell’antologia (per visionare l’indice, visitate questa pagina e dovrà comunque essere incentrato esclusivamente sul mondo di Harry Potter (perciò non sulla sua autrice o sugli altri volumi scritti da lei).

Un’ultima precisazione, a scanso di equivoci: poiché non si tratta di concorso, bensì dell’apertura di un canale specifico e temporaneo per i manoscritti, nel caso in cui nessun elaborato risultasse all’altezza della pubblicazione, non ci sarà alcun “vincitore”.

Scaldate quindi le tastiere e buttatevi, è la vostra irripetibile occasione!

Per l’invio dei testi, spedite a  info@camelozampa.com.

Per eventuali domande o dubbi sul saggio da sottoporre, scriverete alla sottoscritta, che è la curatrice del volume, all’indirizzo  info@marinalenti.com

DUE APPUNTAMENTI COI SAGGI POTTERIANI DI CAMELOZAMPA


potterotrisSabato 5 e domenica 6 ottobre la casa editrice Camelozampa vi attende alla fiera della piccola editoria LIBRI IN CANTINA, nel Castello di San Salvatore a Susegana (TV).

Allo stand Camelozampa troverete anche i libri La Metafisica di Harry Potter, Potterologia e Lucchetti Babbani e medaglioni magici.

Inoltre,  da venerdì 4 a martedì 8 ottobre in piazza Viterbi a Mellaredo di Pianiga (VE) Camelozampa presenzierà inoltre alla seconda mostra del libro “Tutti uguali, tutti diversi”. Tutti i libri Camelozampa, inclusi i saggi potteriani, saranno disponibili con uno sconto del 10% e parte del ricavato andrà in beneficenza alla parrocchia.

IL POTTERO-BLOG NEL 2012


I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Ecco un estratto:

600 people reached the top of Mt. Everest in 2012. This blog got about 5.800 views in 2012. If every person who reached the top of Mt. Everest viewed this blog, it would have taken 10 years to get that many views.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

INTERVISTA A LUISA VASSALLO, AUTRICE DI ‘EUTRAPELIA O LA MAGIA DEL BUONUMORE, UN VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELL’UMORISMO IN HARRY POTTER’


Perché hai aderito al progetto?

Difficilmente, quando leggo un libro, mi capita di rileggerlo. E’ successo pochissime volte e, quelle più significative, le conto sulla punta delle dita di una mano: “Il Signore degli Anelli” di JRR Tolkien, “La storia infinita” di M. Ende, “Il piccolo principe” di A. de Saint Exupery, “Le avventure di un uomo vivo” di G.K. Chesterton ed “Harry Potter” di JK Rowling.
Partecipare a un progetto di questo tipo mi ha stimolata e ingolosita anche perché significava riprendere in mano, appunto, uno dei miei libri preferiti e, al tempo stesso, trovarmi coinvolta in un caleidoscopio di punti di vista, di riflessioni, di considerazioni che pochi libri, in effetti, meritano.

Quali sono state le maggiori difficoltà del saggio?

La scelta del tema, visto anche lo scopo al quale il progetto è associato, è stata quasi istantanea.
Ma volevo “riscattare” Harry da quell’aura di horror che gli è stata appioppata da molti critici, ma che non mi pare possa rappresentare l’unico taglio riferibile alla saga: in Harry Potter c’è molto di più: c’è l’amicizia, la speranza, l’amore, il coraggio e anche l’allegria, la leggerezza, il gioco … Volevo proprio che fosse detto da qualche parte!
E tutto questo, a guardar bene, c’è anche dietro i “nasi rossi” che, con Potterologia, cerchiamo di aiutare. Andare in ospedale, trovarsi di fronte a bambini che lottano con la morte, e cercare di sostenere la speranza e la gioia di questi piccoli attraverso un po’ di compagnia, di tenerezza e di leggerezza, non è molto distante da quanto la Rowling ci suggerisce attraverso le avventure di Harry.

Quali sono state le maggiori difficoltà del lavorare in team?

Nessuna, anzi è stato divertente. A parte i miei limiti informatici, è stata una bella esperienza.

Quali sono stati i maggiori pregi del lavorare in team?

Anche se ognuno di noi ha espresso le sue personalissime riflessioni e ha lavorato individualmente, procedere in team ci ha “costretti” a un confronto, a un dialogo costruttivo e sempre interessante che di mano in mano è diventato in un certo senso il punto di forza del lavoro collettivo.
Penso che alla fine ci siamo sentiti un po’ una “compagnia” come quella tra Harry, Ron, Hermione e gli altri ragazzi di Hogwarts: ognuno con la sua singolarità e la sua diversità ha contribuito a esprimere un valore e ha donato energia al gruppo.

Qual è stato il momento più gratificante?

Vedere per caso una copia del libro sul comodino di un bambino ricoverato in un reparto pediatrico…

Cosa hai imparato da quest’esperienza?

Hai detto bene: “esperienza”. Ci sono delle cose nella vita che ci scivolano sopra, che perdiamo, che non valutiamo con serietà. Ce ne sono altre, invece, che, per fortuna, incontrano con più facilità la nostra curiosità e ci mettono in movimento.
Nell’etimologia della parola esperienza c’è dentro, infatti, anche il senso di un “muovere dentro” e così è stato con Potterologia che ha impegnato la mia voglia di capire meglio ciò che avevo davanti, che ha messo in moto la fantasia, la voglia di incontrare gli altri, di realizzare una bella opera e una missione piccola ma importante.

La rifaresti? Perché?

Sì… Perchè sono golosa di cose belle!

INTERVISTA A MARINA LENTI, IDEATRICE E CURATRICE DI POTTEROLOGIA


L’intervista che Potterologia propone questa settimana é un po’ speciale. Marina Lenti infatti non solo fa parte della squadra di autori dell’antologia col saggio La fonte della buona sorte: un’allegoria alchemica del senso della vita, ma è anche l’ideatrice e la curatrice dell’intera opera.

Senza di lei, dunque, Potterologia stessa non sarebbe nata; Marina ha avuto l’idea iniziale, ha trovato l’editore interessato a raccogliere la sfida e selezionato i dieci esperti potteriani italiani, senza dimenticare il suo ruolo di coordinatrice dell’intero progetto.

Chiara V. Segré

 

Non è la prima volta che ti cimenti in libri sull’argomento. Hai già pubblicato, come autrice, L’incantesimo Harry Potter (Delos Books) e Harry Potter a test (Alphatest). Da dove viene la passione e l’interesse per il fantasy in generale e in particolare per Harry Potter?

Quella per il fantasy – o meglio, per il fantastico, di cui il fantasy considero una branca – viene da molto lontano, perché fin da piccola ho amato fiabe e racconti fantastici. Crescendo, questa predilezione non è venuta meno, infatti difficilmente leggo mainstream, proprio perché riproduce situazioni di vita reale, che io trovo estremamente noiose. Se voglio leggere qualcosa di reale, punto piuttosto a una biografia, non certo a una storia che narra le vicende ‘reali’ di personaggi inventati. La trovo persino una contraddizione in termini…
Per quanto riguarda Harry Potter, mi venne indicato da una persona molto cara e quindi l’ho affrontato di buon grado. Debbo dire però che, se non fosse stato così, forse avrei mollato la Pietra Filosofale dopo una trentina di pagine: ora i potteriani mi lapideranno, ma ritengo che, fino a quando Harry si reca a Hogwarts, il libro sia scritto maluccio – si sente la mano della principiante e credo che proprio questo abbia determinato i rifiuti di molti editori – e che fino ad allora la vicenda abbia il sapore di certe novelline britanniche per bambinetti che personalmente detesto. Per fortuna poi la Rowling si è smarcata, sia come abilità narrativa che come costruzione della trama e delle ambientazioni (che ritengo ancora la cosa più superba di tutta la saga).

Dopo averne dunque apprezzato la lettura, nonostante l’esordio accidentato, mi è venuto spontaneo approfondire un po’ chi e che cosa ci fosse dietro a questi romanzi e quindi ho iniziato a scavare. È una cosa che faccio, per indole, con qualsiasi cosa mi appassioni. Sarà che condivido con Hermione Granger lo stesso segno zodiacale puntiglioso…:)

Poi è venuta l’occasione della Guida Supereva e quindi quella di FantasyMagazine, e da lì in poi scavare in Harry Potter è stato, “volente o nolente”, il mio pane quotidiano.E più scavavo e più trovavo cose da raccontare, sotto forma di articolo o di libro…

Com’è nata l’idea dell’antologia di saggi?

È nata di getto. Perciò è difficile identificare un momento preciso in cui ha iniziato a prendere forma. Ricordo solo che un giorno mi è venuto in mente che in Italia nessuno aveva scritto ancora un’antologia saggistica a più mani sull’argomento. Mi è parso un approccio stimolante e così ho chiesto a Sara Saorin di Camelopardus – senza impegno – se fosse interessata. Con Sara c’era già un rapporto di conoscenza e stima (che poi durante la lavorazione di Potterologia sono felice di dire che si è trasformato in vera e propria amicizia), in quanto eravamo venute in contatto per la prima volta nel 2007: è stato in occasione dell’uscita di Lucchetti babbani e Medaglioni magici, il saggio di Ilaria Katerinov edito appunto da Camelopardus che recensii per FantasyMagazine. E poi la conoscenza si è consolidata con la frequentazione del forum FIAE, cui anche Sara è iscritta.

Sara mi è sembrata l’editore più adatto per questo progetto e, fortunatamente, la sua adesione è stata subito entusiastica.

Come hai scelto Thedora Onlus in quanto beneficiaria delle royalties?

Non l’ho scelta io, io ho proposto solo agli autori di devolvere le royalty a un’associaizone che lavorasse per l’infanzia, in omaggio al fatto che Harry Potter è nato comunque come classico per ragazzi dai 9 ai 12 anni (così lo presentò la Rowling nella sua lettera di accompagnamento quando scrisse a colui che sarebbe diventato il suo agente) e al fatto che la sua autrice si sia prodigata moltissimo in attività benefiche per questo settore. Dunque mi è parso lo sbocco più naturale e omogeneo.
Ho proposto anche che non fosse un’associazione grossa e burocratica, bensì una di cui si potesse sapere dove finiscono davvero i soldi. E poi ho invitato tutti gli autori a proporre dei nomi, se ne avevano. È stata Luisa Vassallo, forte della sua esperienza di clown in corsia pediatrica, a farci conoscere Theodora. Dopodichè abbiamo democraticamente messo ai voti e siccome non c’erano obiezioni, ho contattato l’associazione spiegando sommariamente il progetto. In seguito mi sono recata di persona presso di loro per illustrarne anche i dettagli e, ovviamente, anche per “guardarci in faccia”’, come si suol dire.

Naturalmente Theodora è stata felice di essere la beneficiaria di questa iniziativa potteriana. A seguito di quella visita sono diventata, fra l’altro, l’orgogliosa proprietaria di un tondo e gommapiumoso nasone rosso, che un giorno o l’altro ho promesso all’editrice di immortalare in una foto..:) Indossato, ovviamente 😎

Come hai scelto gli autori che l’hanno poi realizzata?

Ho contattato gli autori italiani che avevano pubblicato all’epoca un lavoro su Harry Potter e anche le persone col pallino della scrittura e che sapevo estimatrici e profonde conoscitrici dell’argomento, anche se non avevano pubblicazioni all’attivo. Alcuni hanno declinato per impegni pregressi o per mancanza di interesse verso il progetto, mentre quelli che hanno accettato sono lì nel libro, pronti a farsi leggere 😉

Tu sei sia autrice di uno dei saggi che curatrice del progetto. Quali sono state le maggiori difficoltà che hai incontrato come autrice e quali come curatrice?

Come autrice, maneggiare un argomento spinoso come l’alchimia senza scrivere svarioni. All’epoca mi ero già documentata in vista del saggio di cui alla vostra ultima domanda, La Metafisica di Harry Potter; tuttavia si tratta di un argomento complesso, di cui non si finisce mai di imparare. Inoltre, storicamente, è sempre stata materia per “iniziati”, con la conseguenza che la trasmissione di questo sapere ha sofferto della segretezza e della mancanza di nomenclature e procedimenti univoci. Il che rende ‘franoso’ il terreno su cui ci si muove.

Come curatrice, la maggior difficoltà è stata ottenere la cooperazione di alcuni autori nell’attività promozionale, che doveva essere un’attività chiave per la riuscita del progetto, forte anche della moltiplicazione dello stesso sforzo attraverso più autori. Non solo attraverso le presentazioni, ma anche attraverso la condivisione sui social media e attraverso la creazione di materiale per il blog.
Debbo dire di non esserci riuscita con tutti, purtroppo. Ma nonostante questo, ritengo che gli autori cooperanti abbiano fatto uno splendido lavoro e spero e credo che abbiano imparato parecchio in tema di promozione. Il che non guasterà quando si troveranno a divulgare futuri libri scritti unicamente da loro.

In che cosa si differenziano, o si assomigliano, i due ruoli?

Sono inaccostabili, due tipi di lavoro completamente diversi. E la loro dimensione è agli antipodi: la scrittura è un’attività solitaria, di cui rispondi eventualmente solo all’editor; la curatela è esattamente l’opposto, un lavoro corale che necessita la lubrificazione di tutti gli ‘autori-ingranaggi’ affinché “girino” come si deve all’interno di un disegno precostituito.

In quanto curatrice, ti sei dovuta relazionare con le diverse figure coinvolte nel progetto; gli autori (oltre a te, altri 10), l’editor e l’editore. Quali sono state le difficoltà, se ci sono state, nel gestire tutte queste relazioni?

Con l’editor, l’editore e la gran parte degli autori, assolutamente nessuna. Direi anzi di essere stata fortunata, perché tutti i summenzionati si sono fatti in quattro per soddisfare le mie richieste. Ed essendo io una pignolina, le richieste sono state molte, impegnative e spesso una gran rottura. Nonostante questo, nessuno mi ha mandata a quel paese :). Almeno non dichiaratamente. Non essendo una Legilimens, non posso garantire 🙂 Oltre che frutto di gran pazienza, credo e ritengo sia stato anche indice di perfetta comprensione di ciò che si stava cercando di creare e di come si stesse cercando di far funzionare quello che si sarebbe creato.
Le uniche difficoltà, come ho detto, sono state con alcuni autori – fortunatamente pochissimi – che evidentemente non hanno compreso il ruolo promozionale e dai quali perciò non sono riuscita quindi a ottenere la benché minima cooperazione in questo senso. Vale a dire che c’è chi non ha nemmeno riscontrato le mie mail in proposito, neppure una volta, lasciandole semplicemente cadere nel vuoto come se riguardassero altri. Non lo ritengo un atteggiamento professionale.

Quale è stato il momento più gratificante?

Come sempre, stringere il libro fra le mani. È sempre un’emozione vedere che un’idea ha assunto forma tangibile con cui può andarsene in giro per il mondo e raggiungere altre persone. La soddisfazione per l’intento benefico è stata poi la classica ciliegina sulla torta.

Sotto quest’ultimo profilo, se avessi avuto i poteri della McGranitt, credo che, almeno il primo giorno, mi sarebbero spuntati, incontrollatamente, i bargigli da tacchino 😎

Cosa hai imparato da questa esperienza?

Forse è una risposta scontata: a coordinare un libro corale, cosa che non avevo mai fatto prima. Avevo già provato a coordinare piccole redazioni per piccole pubblicazioni, ma mai un team di autori per un libro.

Se dovessi ripeterla, cosa rifaresti e cosa eviteresti di fare?

In realtà l’ho già ripetuta, perché un mese dopo Potterologia è uscito Code di Stampa, un progetto di narrativa con un parco autori più vasto, ma con lo stesso orientamento benefico, questa volta in campo animalista. In realtà questa idea era nata ancor prima di Potterologia, ma per via delle tematiche trattate è stato più difficile trovare un editore free disposto a investirvi e quindi la sua concretizzazione ha richiesto più tempo.

Quello che eviterei in futuro è lasciare dei paletti troppo larghi per gli elaborati, perché ho notato che se non si ha un editor in gamba come la nostra Livia, il rischio è che questi partano un po’ per la tangente. Inoltre renderei una conditio sine qua non l’impegno promozionale degli autori coinvolti. Almeno col minimissimo sindacale di una presentazione libraria e un paio di articoli per il blog. Gli autori devono rendersi conto che il lavoro non finisce con la consegna del proprio pezzo, non nell’era del web 2.0…

Nel 2012 uscirà per Camelozampa un tuo nuovo libro dedicato al mondo di Harry Potter: hai voglia di anticiparci qualcosa sull’argomento?

Mi rendo conto di poter sembrare monotona, sfornando tutti questi libri su Harry Potter e alcuni penseranno anche che stia tentando di ‘cavalcare l’onda’…

Alla prima obiezione rispondo dicendo che la serie ha una tale ricchezza da fornire spunti praticamente infiniti e uno di questi ero proprio quello metafisico, un argomento che non è mai stato trattato in Italia e che all’estero è stato trattato solo in qualche articolo ma mai, che io sappia, in un intero volume saggistico. Le suggestioni mi sono parse così numerose ed evidenti che era un peccato non rincorrerle per vedere cosa ne sarebbe uscito. La Rowling sembra aver pescato a piene mani nell’alchimia, nell’antropologia magica, nella spiritualità derivante da varie matrici culturali… Un fiume in piena, che, una volta di più ridicolizza coloro che si ostinano a bollare Harry Potter come una saga per bambini.

Non è stato facile scrivere di questi argomenti perché il lavoro ha richiesto parecchia ricerca e l’approfondimento di alcuni temi piuttosto complicati. Non a caso ho impiegato un totale di ben quattro anni a terminarlo. E anche se sono un’autrice normalmente molto lenta, e anche se in parallelo lavoravo a un altro progetto, si tratta di più del doppio della mia usuale velocità, la cui media è un anno e mezzo.

Ritengo però di essere riuscita a dire cose nuove sulla saga e dunque di aver apportato nuovo materiale critico agli studi italiani su Harry Potter e questa è la maggiore soddisfazione.

Alla seconda obiezione rispondo, come al solito, di fare quattro conti: anni di lavoro a fronte di una piccolissima percentuale di royalty calcolata sul prezzo di copertina e moltiplicata – quando va bene – per qualche migliaio di esemplari (questa è la tiratura di una piccola casa editrice che non può permettersi di apparire in tv, o di comprarsi pagine di quotidiani o di far inciampare la gente in pile dei propri libri nei negozi).

Quindi, nella migliore delle ipotesi, la redditività di un saggio su Harry Potter è quella di due o tre mobili Ikea e, dunque, se non ci fosse la passione per la scrittura e per l’argomento a spingere un autore, sarebbe assai più conveniente lasciar perdere. Si guadagna di più a fare gli straordinari col proprio lavoro quotidiano…

INTERVISTA A VALENTINA OPPEZZO, AUTRICE DI ‘I 7 VOLTI DI VOLDEMORT AL CINEMA’


Perché hai aderito al progetto?

Innanzitutto sono un’estimatrice di Marina Lenti, dei suoi libri e delle sue recensioni su http://www.fantasymagazine.it , nonostante non ci sia mai stata occasione di conoscerci di persona (il fatto che io viva negli USA rende tale incontro, purtroppo, parecchio improbabile per ora, a meno che Marina non decida di farsi una vacanza oltreoceano). Per cui, quando mi ha contattata per propormi il progetto, non ho dovuto neanche pensarci due volte. Ho aderito al progetto anche, ovviamente, perché è un piacere per me scrivere riguardo i libri e i film di Harry Potter, che continuano a rappresentare una mia grande passione. Il fatto di poter devolvere i proventi delle vendite in beneficenza ha rappresentato un ulteriore, notevole incentivo a partecipare all’iniziativa.

Quali sono state le maggiori difficoltà del saggio?

Nello scrivere il mio libro Harry Potter al Cinema avevo cercato di essere il piu’ esaustiva possibile, e di coprire ogni argomento che ritenessi valido e interessante. Di conseguenza, la maggior difficoltà che ho avuto nella stesura del mio saggio per Potterologia è stata trovare un tema che ritenessi ugualmente valido. Certo, la soluzione piu’ semplice sarebbe stata commentare i film non inclusi del mio libro (che, uscito nel luglio 2010, non copre ovviamente le ultime due pellicole), ma volevo proporre invece un tema che fosse trasversale a tutti i film. Per fortuna, dopo lungo pensare, Voldermort mi è venuto in aiuto.

Quali sono state le maggiori difficoltà del lavorare in team?

Non ho incontrato particolari difficoltà nel lavoro in team, se non al massimo la necessità di adeguare, almeno in parte, il mio stile di scrittura ad una forma più ‘saggistica’ rispetto al mio naturale modo di scrivere. Ovviamente in una collezione di saggi, ognuno ha la sua voce, ma insieme tutte devono cantare in tono.

Quali sono stati i maggiori pregi del lavorare in team?

Il processo di scrittura è tipicamente solitario e frustrante, a volte, nella sua solitudine. Lavorando in
team si è sempre in compagnia (anche se virtuale), invece, nel corso del processo. E’ sicuramente molto
stimolante.

Qual è stato il momento più gratificante?

Probabilmente tenere per la prima volta una copia del libro tra le mani, il che è sorprendente da un certo punto di vista. Da tempo mi sono convertita alla lettura di libri su supporto digitale (si puo’ dire? posso dirlo? Ormai acquisto solo più  libri su Amazon per il mio Kindle, e ne leggo molti di più di quanti non abbia mai fatto, perché pensare “vorrei poter leggere questo libro” e poter iniziare a leggerlo dopo 2 minuti… non ha prezzo). Approvo il fatto di risparmiare carta e percio’ alberi. Ma tenere il libro, come oggetto, tra le mani, mi ha comunque dato molta soddisfazione.

Cosa hai imparato da quest’esperienza?

Ho principalmente imparato che scrivere e produrre un libro non termina nell’atto della sua pubblicazione. Il che è ovvio ma, da scrittrice non professionista, ho avuto modo di testarlo soprattutto con Potterologia attraverso la dedizione e l’impegno che i miei colleghi stanno dedicando nel promuore il libro in librerie, fiere, eventi ecc. Stanno facendo un incredibile lavoro.

La rifaresti? perché?

Certo! Potterologia rappresenta un’ottima iniziativa non solo editoriale ma anche di beneficenza, e se si organizzasse mai un’altra raccolta di saggi riguardo argomenti su cui sono ferrata (la trilogia degli Hunger Games? La serie televisiva Merlin? Glee? Le sit-com americane?) sarei felice di parteciparvi nuovamente.

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